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Obiettivi di cura
Il
diabete, tranne casi particolari, è una malattia
cronica che va curata per tutta la vita. La cura è
essenziale non solo per eliminare i disturbi legati
all’iperglicemia, spesso assenti, ma per minimizzare
il rischio di complicanze croniche. Per questa
finalità sono stati individuati i seguenti obiettivi
di cura:
-
HbA1c inferiore a 7% ( inferiore a 6.5% in
soggetti di recente diagnosi e in buone
condizioni generali; 7-8% in soggetti
particolarmente fragili con diabete di lunga
durata, lungamente in cattivo compenso e con
breve aspettativa di vita; meno di 6% nelle
pazienti diabetiche in corso di gravidanza);
l’HbA1c va misurata di norma 4 volte all’anno ma
può essere misurata 2-3 volte in caso di stabile
buon compenso; l’HbA1c va misurata in laboratori
che usano una metodica allineata DCCT
-
glicemia a digiuno e glicemie pre-prandiali
comprese fra 80 e 130 mg/dl, salvo i casi in cui
l’obiettivo di HbA1c è superiore a 7%;
-
glicemia post-prandiale inferiore a 180 mg/dl,
salvo i casi in cui l’obiettivo di HbA1c è
superiore a 7%
-
colesterolo LDL inferiore a 100 mg/dl (se
possibile inferiore a 70 mg/dl; il parametro va
misurato almeno 2 volte all’anno)
-
colesterolo HDL superiore a 40 mg/dl negli
uomini e superiore a 50 mg/dl nelle donne (il
parametro va misurato almeno 2 volte all’anno)
-
trigliceridi inferiori a 150 mg/dl (il parametro
va misurato almeno 2 volte all’anno)
-
pressione arteriosa sistolica inferiore a 130
mmHg ( inferiore a 120 mmHg in caso di
nefropatia)
-
pressione arteriosa diastolica inferiore a 80
mmHg ( inferiore a 75 mmHg in caso di
nefropatia)
-
astensione dal fumo di sigaretta
Programma di cura
Le
basi della cura del diabete sono l’educazione
terapeutica, la dieta, l’attività fisica e i
farmaci.

Il
programma di cura deve includere visite mediche
periodiche dal proprio medico di medicina generale e
dallo specialista diabetologo, secondo un protocollo
concordato individuale che tiene conto delle
caratteristiche cliniche del paziente. In linea di
massima sono assistiti prevalentemente dallo
specialista diabetologo e dal suo team, che include
infermiere e dietista esperti di diabete, i pazienti
a maggiore complessità (diabetici tipo 1, diabetici
tipo 2 insulino-trattati e/o complicati e/o
scompensati, donne con diabete gestazionale, donne
diabetiche in gravidanza). Gli altri diabetici sono
assistiti prevalentemente dal medico di medicina
generale ma sono valutati periodicamente anche dallo
specialista diabetologo.
Il
programma di cura deve includere uno screening ed
una stadiazione periodica delle eventuali
complicanze croniche della malattia, con
l’esecuzione, ripetuta ad intervalli pre-stabiliti,
dei seguenti esami:
-
ispezione dei piedi con valutazione dei riflessi
osteo-tendinei, dei polsi pedidei, della
sensibilità vibratoria, tattile, termica e
dolorifica, e possibilmente anche esecuzione dei
test di neuropatia autonomica
-
esame del fondo dell’occhio o retinografia
-
fluorangiografia e OCT
-
microalbuminuria, creatininemia, filtrato
glomerulare
-
elettrocardiogramma
-
ecocolordoppler delle carotidi
-
ecocolordoppler delle arterie degli arti
inferiori
Questi esami vanno programmati secondo un calendario
che tenga conto di tipo di diabete, presenza/assenza
di complicanze, ecc.
Educazione terapeutica
L’educazione terapeutica consiste nel processo di
insegnamento (medico/infermiere) e apprendimento
(paziente) di tutte quelle conoscenze che rendono il
diabetico capace di gestire la malattia nei suoi
molteplici aspetti. L’educazione terapeutica è
irrinunciabile per una malattia in cui è il paziente
il vero protagonista della cura e del risultato
finale (outcome).
L’educazione terapeutica deve essere impartita
individualmente ma rinforzi ed approfondimenti
educativi possono essere erogati a gruppi di
pazienti omogenei.
L’educazione terapeutica viene impartita dal medico
e dall’infermiere, con la partecipazione del
dietista e di figure professionali esperte in
attività fisica (es. dottori in scienze motorie,
medici dello sport, fisioterapisti).

L’educazione terapeutica deve trattare, fra gli
altri, i temi della terapia con farmaci orali e
insulina, l’automonitoraggio glicemico,
l’alimentazione, l’attività fisica, la gestione
delle ipoglicemie e delle malattie intercorrenti, la
cura del piede.
Dieta
La
dieta è essenziale per vari motivi: a) il livello
glicemico dipende anche, ma non solo, dai
carboidrati (zuccheri) che vengono ingeriti con la
dieta; b) l’introito di grassi va controllato per
correggere la dislipidemia spesso frequente nel
diabete tipo 2; c) l’eccesso di peso corporeo, che
contribuisce allo sviluppo del diabete tipo 2, va
corretto con un introito di calorie inferiore alle
calorie consumate.

La
terapia dietetica va idealmente definita con un
dietista e deve tenere conto di età, tipo di diabete
e sua terapia, obiettivi di peso corporeo,
consuetudini e preferenze alimentari, disponibilità
economiche, svolgimento di attività fisica o sport.
In altre parole la dieta va personalizzata e
periodicamente riveduta alla luce dei risultati
ottenuti.
Una dieta appropriata dovrà essere allestita per le
donne con diabete gestazionale e per le donne
diabetiche durante la gravidanza.
Attività fisica
L’attività fisica è importante in quanto: a)
contribuisce al calo di peso; b) fa consumare
glucosio nei muscoli e, quindi, riduce la glicemia;
c) aumenta la sensibilità insulinica, correggendo
quindi una delle cause del diabete; d) aumenta il
colesterolo HDL (“buono”) e riduce la pressione
arteriosa, migliorando molti fattori di rischio
delle complicanze croniche.
L’attività fisica deve essere regolare e adatta alle
condizioni del paziente, tenendo conto di età,
possibilità di spostamenti per raggiungere i luoghi
dove viene svolta, disponibilità economiche,
malattie concomitanti, eventuali complicanze del
diabete.

Anche una semplice passeggiata quotidiana di 30-45
minuti, meglio se con passo un po’ spedito, si
traduce in vantaggi notevoli dal punto di vista del
diabete.
Anti-diabetici orali
Gli anti-diabetici orali (chiamati anche
impropriamente ipoglicemizzanti orali) sono usati
per il trattamento del diabete tipo 2 e appartengono
a varie classi con diverso meccanismo d’azione.
Essi, seppure con meccanismi talora molto
differenti, sono in grado di ridurre la glicemia
aumentando la secrezione di insulina, riducendo l’insulino-resistenza
o rallentando l’assorbimento intestinale di
glucosio. Altre classi di farmaci con meccanismo
d’azione diverso sono in fase di sviluppo.
Le
classi di anti-diabetici orali attualmente
disponibili sono le seguenti:
-
biguanidi
-
sulfoniluree
-
glinidi
-
glitazoni (o tiazolidinedioni)
-
inibitori dell’enzima DPP-4
-
inibitori delle alfa-glucosidasi intestinali
Le
biguanidi e i glitazoni aumentano la sensibilità
all’insulina. Le sulfoniluree e le glinidi aumentano
la secrezione insulinica. Gli inibitori dell’enzima
DPP-4 rallentano la degradazione di un ormone (il
GLP-1) che viene prodotto dall’intestino e stimola
la secrezione di insulina e inibisce la secrezione
di glucagone dal pancreas. Gli inibitori delle
alfa-glucosidasi intestinali ritardano
l’assorbimento del glucosio alimentare.

Gli anti-diabetici orali vanno assunti in genere
prima del pasto, da 1 a 3 volte al giorno a seconda
della durata d’azione e delle necessità del
paziente. In molti casi la correzione
dell’iperglicemia richiede l’uso di 2-4 farmaci
orali, sfruttando meccanismi d’azione complementari.
In altri casi i farmaci orali possono essere
associati all’insulina, più spesso del tipo
intermedio o a lunga durata d’azione, assunta una
volta al giorno.
Analoghi di GLP-1
Da
qualche anno sono disponibili analoghi di un ormone
prodotto dall’intestino che stimola la secrezione di
insulina e inibisce la secrezione di glucagone dal
pancreas. L’ormone è il GLP-1. Gli analoghi sono l’exenatide
e la liraglutide (quest’ultima sarà in commercio fra
pochi mesi).

La cura con questi farmaci prevede
iniezioni sottocutanee da fare 1-2 volte al giorno
ma saranno presto disponibili preparati da iniettare
1 volta alla settimana. I farmaci di questa classe
sono interessanti perché riducono l’appetito e il
peso corporeo, non causano ipoglicemie e sembrano
proteggere le cellule pancreatiche che producono
l’insulina da vari insulti.
Insuline
La
somministrazione di insulina rimpiazza la carenza di
ormone che è assoluta in caso di diabete tipo 1 e
relativa in caso di diabete tipo 2.

La
terapia insulinica deve essere avviata
immediatamente e mai più sospesa al momento della
diagnosi di diabete tipo 1. La terapia insulinica
può essere considerata come salva-vita nel soggetto
con diabete tipo 1 che per nessun motivo deve
sospenderla, neppure se non si alimenta. In questo
caso la dose di insulina potrà essere eventualmente
ridotta, ma mai deve esserci un periodo superiore a
poche ore in cui un diabetico tipo 1 non riceva la
sua iniezione di insulina.
La
terapia insulinica è talora indispensabile anche nel
diabete tipo 2: A volte solo temporaneamente al
momento della diagnosi o in caso di eventi
intercorrenti (traumi, operazioni chirurgiche,
malattie concomitanti), a volte in via definitiva.
Ciò accade in genere quando la malattia dura da
molti anni e le cellule che producono l’insulina
sono esaurite. A volte la terapia insulinica è
necessaria nel diabete tipo 2 perché i farmaci orali
sono controindicati (ad esempio se c’è insufficienza
renale) o non tollerati. L’insulina non ha mai
controindicazioni ed è sempre ben tollerata. I casi
di allergia all’insulina sono rarissimi.
L’insulina viene somministrata in maniera non
fisiologica e non del tutto prevedibile. Normalmente
le cellule del pancreas rilasciano insulina secondo
dopo secondo in rapporto al variare della glicemia.
L’insulina prodotta dal pancreas raggiunge il fegato
dove almeno metà dell’insulina, dopo aver agito,
viene distrutta. Quella che supera il fegato
raggiunge tutti gli altri tessuti che ne ricevono
molto meno che il fegato. Con la terapia insulinica
l’ormone entra nel corpo dopo iniezione sottocutanea
e questo fa sì che il fegato ne riceva meno di
quanto dovrebbe e che gli altri tessuti ne ricevano
in proporzione più di quanto dovrebbero. Inoltre,
l’insulina viene assorbita in maniera differente da
un iniezione all’altra e da una sede di iniezione
all’altra (più rapidamente dall’addome, più
lentamente dalla coscia o dal braccio). Infine, la
dose somministrata tiene conto di una stima del
fabbisogno e non di una certezza sullo stesso.
Questo spiega perché si osservino spessissimo
variazioni notevoli della glicemia da un giorno
all’altro nello stesso orario nonostante la dose
somministrata di insulina sia stata la stessa e
l’alimentazione sia stata quasi identica. Questo
spiega perché si verifichino le ipoglicemie,
frequenti soprattutto quando si cerca di ottenere
livelli glicemici vicini a quelli normali. Le
ipoglicemie e anche gli eccessivi rialzi glicemici
sono il risultato di una stima sbagliata del
fabbisogno insulinico in quel certo momento, oltre
che di un assorbimento dell’insulina imprevisto (e
imprevedibile).
Le
insuline disponibili si distinguono, a seconda della
velocità e della durata di azione, in:
-
rapidissime (lispro, aspart, glulisina)
-
rapide (umana regolare)
-
intermedie (NPH)
-
a lunga durata (glargine, detemir)
Sono disponibili anche miscele precostituite di
insulina rapidissima e intermedia.
Le
insuline sono disponibili in flaconi da cui aspirare
con siringhe tradizionali, oppure cartucce da
inserire in iniettori (penne), oppure in penne
pre-riempite da gettare via una volta esaurita
l’insulina che contengono.
Di
seguito sono riportate alcune informazioni utile a
chi si cura con insulina.
L’insulina (o la penna con cartuccia o usa e
getta) in uso non va conservata in frigorifero. Solo
i flaconi, le cartucce e le penne usa e getta di
scorta vanno tenuti in frigo. In ogni caso il
flacone/cartuccia/penna va tolto dal frigo almeno
mezzora prima dell’iniezione e portato a temperatura
ambiente tenendolo nel palmo della mano per qualche
minuto.

L’insulina intermedia (es. Protaphane o Humulin
I), che è torbida, va agitata delicatamente prima
dell’iniezione (una decina di volte). L’insulina a
durata protratta (es. Lantus, Levemir) non va
agitata.
L’ago della penna va cambiato ameno una volta al
giorno.
Prima di selezionare sulla penna la dose di
insulina da iniettare, selezionare 2-3 unità ed
espellerle osservando l’ago per essere certi che
questo sia pieno quando di farà l’iniezione. Se non
esce liquido dall’ago, ripetere l’operazione. Solo
dopo aver accertato che l’ago sia pieno, selezionare
la dose da iniettare.
L’insulina rapida (es. Actrapid o Humulin R) e
quella rapidissima (es. Humalog o Novorapid o Apidra)
vanno iniettate nell’addome. Lo stesso dicasi per le
insuline premiscelate. Le insuline intermedie e
lente vanno iniettate nelle cosce, glutei, braccia.
Cambiare le zone di iniezione (es. a destra
dell’ombelico, sotto, a sinistra, ecc.)
L’insulina rapida va iniettata circa 15 minuti
prima del pasto e la rapidissima e le premiscelate
immediatamente prima.
L’insulina esce lentamente dagli iniettori a
penna. Quando si è fatta l’iniezione con una penna,
non togliere subito l’ago dal sottocute ma farlo
dopo avere contato fino a 10.
Tenere di scorta almeno una penne oppure siringhe
e flaconi di insulina nel caso in cui si rompa una
penna.
Microinfusori
Si
tratta di piccoli strumenti elettronici (delle
dimensioni di un cellulare) che, collegati ad una
cannula e ad un piccolo catetere di plastica che
viene posizionato sotto la cute dell’addome e
sostituito periodicamente, somministrano insulina in
maniera continua.
 
Gli strumenti possono essere
programmati per infusioni a velocità variabile nei
diversi momenti della giornata. In genere si usa
un’infusione basale per la notte e i periodi fra un
pasto e l’altro e una somministrazione rapida (bolo)
in occasione dei pasti. Sia l’infusione basale che i
boli possono essere variati in funzione delle
necessità stimate di insulina per il tipo di pasto,
l’attività fisica, ecc. I modelli più recenti
possono essere interfacciati elettronicamente con
glucometri che misurano la glicemia per calcolare
meglio la quantità di insulina da infondere.
Pancreas artificiale
Fin dagli anni settanta è stato allestito un
pancreas artificiale che somministra insulina e.v.
in base al continuo variare della glicemia. Si
tratta di un apparecchio voluminoso che è adatto ad
alcune situazioni cliniche (es. operazione
chirurgica, parto, grave scompenso metabolico) ma
non alla terapia abituale del diabete. E’ in
sviluppo un pancreas artificiale miniaturizzato che
di fatto è un’evoluzione del microinfusore in cui
quest’ultimo viene arricchito di una componente in
grado di fare monitoraggio continuo della glicemia.
Tale componente, tramite un catetere sottocute,
esegue di continuo microprelievi di liquido
interstiziale che contiene glucosio in
concentrazione simile al sangue, legge la glicemia e
la comunica alla parte di strumento che, in base a
specifici algoritmi, somministra l’insulina. E’
stato finora difficile allestire monitor del
glucosio che siano funzionanti bene e a lungo, ma in
futuro un minipancreas artificiale sarà certamente
disponibile.
Trapianto di cellule staminali, isole
pancreatiche e pancreas
La
terapia insulinica tradizionale (iniezioni) e con
microinfusore curano il diabete ma non lo
guariscono. Per la guarigione del diabete tipo 1 è
indispensabile fornire al paziente un patrimonio di
cellule beta pancreatiche che producano insulina nei
modi e nei tempi appropriati. Il trapianto di
cellule staminali che si differenzino in cellule
beta pancreatiche è promettente ma ancora in fase di
studio assai preliminare. Il trapianto di isole
pancreatiche (che contengono soprattutto cellule
beta) è stato tentato da molti anni con successi
sempre maggiori ma, purtroppo, ancora temporanei. In
poche settimane o mesi il paziente torna a
necessitare di iniezioni di insulina. Molto
efficace, invece, è il trapianto di pancreas che
consegue la guarigione del diabete fino all’80% dei
casi. Va però ricordato che si tratta di un
intervento complesso, non privo di rischi operatori
e post-operatori. Inoltre, come per tutti i
trapianti, compresi quelli di isole pancreatiche, è
necessaria per tutta la vita una terapia
anti-rigetto che, per quanto migliorata con i
protocolli più moderni, non è priva di effetti
collaterali anche severi. Per questi motivi, sia il
trapianto di isole (ancora in una fase sperimentale
e con elevata probabilità di insuccesso) che quello
di pancreas va riservato a casi selezionati. Una
valida indicazione è il soggetto che deve essere
sottoposto a trapianto di rene per insufficienza
renale. In questi soggetti, che devono fare comunque
terapia anti-rigetto per preservare il rene
trapiantato, può essere abbinato un trapianto di
pancreas.
Automonitoraggio glicemico
L’automonitoraggio glicemico è irrinunciabile nel
diabete tipo 1 e nel tipo 2 insulino-trattato per
calibrare la terapia (autogestione delle dosi di
insulina). L’automonitoraggio è utile anche nel
diabete trattato con farmaci orali e, in misura
minore, con la sola dieta per monitorare il livello
di compenso metabolico. Ciò è necessario quando il
compenso è insoddisfacente o instabile per capire
come modificare la terapia, quando la terapia è
stata modificata da poco e si vuole comprenderne
l’efficacia, quando ci sono eventi intercorrenti
(es. influenza o infezione) che possono scompensare
il diabete, oppure quando si desidera capire
l’impatto sulla glicemia dei vari alimenti o
dell’attività fisica.

Il
monitoraggio glicemico domiciliare è reso agevole
dalla disponibilità di vari tipo di glucometro, più
o meno sofisticati, che si adattano alle varie
esigenze dei pazienti. Quasi tutti gli strumenti
tengono in memoria un buon numero dei valori
glicemici misurati e molti di essi possono scaricare
i dati nel PC per elaborazioni statistiche (es.
media della glicemia nei vari momenti della
giornata, andamento nel tempo, ecc.).
Gli orari appropriati per le misurazioni glicemiche
domiciliari sono poco prima della colazione, del
pranzo e della cena e circa 2 ore dopo l’inizio
della colazione, del pranzo e della cena. E’ utile
misurare la glicemia anche quando si ritiene di
avere la glicemia troppo bassa perché c’è qualcuno
di questi disturbi: nervosismo, batticuore,
debolezza, vuoto allo stomaco, tremore, sudore,
vista confusa.
Di
seguito sono riportati tre schemi per
l’automonitoraggio glicemico.
Schema A (adatto a chi è curato con insulina e
deve aggiustare la dose prima del pasto)
Colazione Pranzo Cena
Prima 2h
dopo Prima 2h dopo
Prima 2h dopo
|
Lunedì |
X |
X |
X |
|
X |
|
|
Martedì |
X |
|
X |
X |
X |
|
|
Mercoledì |
X |
|
X |
|
X |
X |
|
Giovedì |
X |
X |
X |
|
X |
|
|
Venerdì |
X |
|
X |
X |
X |
|
|
Sabato |
X |
|
X |
|
X |
X |
|
Domenica |
X |
|
X |
|
X |
|
Schema B (adatto a chi assume pastiglie oppure
fa insulina ma ha glicemie stabili)
Colazione
Pranzo
Cena
Prima 2h
dopo Prima 2h dopo
Prima 2h dopo
|
Lunedì |
X |
X |
|
|
|
|
|
Martedì |
|
|
X |
X |
|
|
|
Mercoledì |
|
|
|
|
X |
X |
|
Giovedì |
X |
X |
|
|
|
|
|
Venerdì |
|
|
X |
X |
|
|
|
Sabato |
|
|
|
|
X |
X |
|
Domenica |
|
|
|
|
|
|
Schema C (adatto al diabete tipo 2 ben
controllato e stabile)
Colazione
Pranzo
Cena
Prima 2h
dopo Prima 2h dopo
Prima 2h dopo
|
1 del mese |
X |
X |
|
|
|
|
|
10 del mese |
|
|
X |
X |
|
|
|
20 del mese |
|
|
|
|
X |
X |
Ipoglicemia
L’ipoglicemia è definita da una glicemia inferiore a
55 mg/dl ma disturbi possono essere percepiti anche
con valori più alti (meno di 70 mg/dl) o del tutto
normali se c’è stato un rapido calo della glicemia.
Essa è tanto più frequente quanto più il paziente è
trattato in maniera intensiva, cioè ha obiettivi
glicemici vicini alla normalità. L’ipoglicemia è
frequente soprattutto nei soggetti trattati con
insulina (sia tipo 1 che tipo 2) ma può realizzarsi
anche in quelli che assumono farmaci orali che
stimolano la secrezione insulinica, in particolare
le sulfoniluree e, fra queste, quelle a più lunga
durata d’azione (clorpropamide, glibenclamide).

L’ipoglicemia determina un notevole malessere al
paziente e, in alcuni casi, richiede l’assistenza di
altri e talora l’ospedalizzazione. Una severa
ipoglicemia, nel soggetto fragile e con altre
malattie, può risultare fatale. Da qui la necessità
di addestrare il paziente e i suoi familiari a
riconoscere l’ipoglicemia e a correggerla
prontamente.
Per una corretta gestione dell’ipoglicemia è utile
sapere quanto segue:
L’ipoglicemia si realizza più frequentemente
durante o dopo attività fisica (anche solo una
passeggiata, i lavori di casa o il giardinaggio),
soprattutto se si ha mangiato meno del solito.
I sintomi (disturbi) dell’ipoglicemia sono:
sudorazione, tremore, senso di freddo o brividi,
senso di fame, batticuore, ansia, irritabilità,
confusione mentale, difficoltà a parlare, vista
annebbiata, capogiro o mal di testa. Se non si
interviene alla svelta, in alcuni casi può esserci
perdita di coscienza (svenimento).
Nel sospetto (quando non si può misurare con il
glucometro) o nella certezza dell’ipoglicemia
bisogna agire subito prendendo 15 g di
zuccheri semplici, ad esempio uno fra i
seguenti:
-
2 caramelle fondenti
-
3 caramelle dure
-
3 zollette di zucchero
-
3 bustine di zucchero sciolte in acqua
-
1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di
zucchero
-
1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di miele
-
1 cucchiaio da brodo e mezzo colmo di
marmellata
-
1 bicchiere grande (circa 150 ml) di una
bibita zuccherata (es. Coca-Cola)
-
1 bicchiere piccolo (circa 100 ml) di succo
di frutta
-
1 bicchiere grande e mezzo (circa 200 ml) di
spremuta di arancio
Dopo circa 15 minuti mangiare circa 50 g di pane
oppure un pacchetto di cracker oppure un frutto.
Dopo 30-45 minuti se possibile controllare con il
glucometro se il problema si è risolto. In caso
contrario, mangiare altri 50 g di pane o cracker o
un frutto e ripetere il controllo col glucometro
dopo altri 30-45 minuti.
Quando si esce di casa bisogna avere sempre con
sé qualche caramella e un pacchetto di cracker.
Se si è alla guida e si sentono disturbi
compatibili con ipoglicemia, bisogna fermarsi subito
e agire.
I parenti del paziente devono sapere cosa fare
per risolvere un’ipoglicemia (vedi sopra per il
trattamento).
Chi usa insulina per curare il proprio diabete
dovrebbe tenere in casa una fiala di glucagone (Glucagen)
che un suo parente dovrebbe sapere usare per
risolvere un’ipoglicemia grave con perdita di
coscienza.
Iperglicemia severa
Il
diabete è per definizione una condizione di
iperglicemia ma ci sono valori glicemici
particolarmente elevati che, se confermati in più
circostanze, devono essere immediatamente riferiti
al medico in quanto possono essere la spia di uno
scompenso ingravescente che va rapidamente
affrontato e risolto. I valori di allarme sono
quelli superiori a 300 mg/dl. In queste situazioni,
nel diabete tipo 2, può essere indispensabile un
periodo transitorio di terapia insulinica.
Chetoacidosi
E’
una condizione di grave scompenso metabolico che si
instaura nel diabete tipo 1 per carenza assoluta di
insulina. E’ caratterizzata da glicemia molto
elevata (superiore a 300 mg/dl), presenza di corpi
chetonici nelle urine, alito acetonemico,
disidratazione, eventuale confusione mentale. Può
coincidere con l’esordio del diabete. Nel soggetto
con diabete noto, la chetoacidosi è scatenata da
inadeguata somministrazione di insulina, dieta
incongrua, malattie intercorrenti, traumi,
operazioni chirurgiche, ecc.
Sindrome iperosmolare non chetosica
E’
una condizione di grave scompenso metabolico che si
instaura nel diabete tipo 2 per carenza relativa di
insulina e aumento degli ormoni che contrastano
l’insulina (es. glucagone, catecolamine). E’
caratterizzata da glicemia molto elevata (superiore
a 500 mg/dl) , assenza di corpi chetonici nelle
urine, intensa poliuria, severa disidratazione,
confusione mentale. Raramente coincide con l’esordio
del diabete tipo 2 ed è più frequente nel soggetto
anziano. E’ scatenata da inadeguata somministrazione
di insulina o dei farmaci anti-diabetici orali,
dieta incongrua, insufficiente assunzione di acqua,
malattie intercorrenti, traumi, operazioni
chirurgiche, ecc.
Sovrappeso e obesità
L’eccesso di peso è una causa importante di
insulino-resistenza e, quindi, un fattore di rischio
notevole di diabete tipo 2.

La riduzione del peso
corporeo è un obiettivo chiave nella terapia del
diabete e può essere ottenuta soprattutto con la
dieta, meglio se associata a regolare attività
fisica. Un calo ponderale del 5-10% ottiene un
enorme miglioramento del quadro metabolico e
risultati difficilmente conseguibili con i farmaci.
Ipertensione
L’ipertensione è rara nel diabete tipo 1 per molti
anni dopo l’esordio della malattia, mentre è
presente in quasi tutti i casi di diabete tipo 2,
sia per la diversa età di insorgenza della malattia,
sia per la sua stretta relazione con l’eccesso di
peso e l’insulino-resistenza.

L’ipertensione è un
importante fattore di rischio delle complicanze
cardiovascolari e renali del diabete e, quindi, va
controllata con scrupolo ed efficacia. Il diabetico
deve avere pressione arteriosa più bassa del
soggetto non diabetico e, in generale, deve essere
trattato con farmaci della classe degli
ACE-inibitori o dei sartani. Per raggiungere gli
obiettivi di pressione arteriosa raccomandati nel
diabetico sono spesso necessari 2-4 farmaci
anti-ipertensivi.
Dislipidemia e ipercolesterolemia
La
dislipidemia (basso colesterolo HDL e/o elevati
trigliceridi) è rara nel diabete tipo 1, mentre è
molto frequente nel diabete tipo 2 per la sua
stretta relazione con l’eccesso di peso e l’insulino-resistenza.
La dislipidemia è un importante fattore di rischio
delle complicanze cardiovascolari e, quindi, va
controllata con scrupolo ed efficacia. La
dislipidemia risponde molto bene alla terapia
dietetica e all’attività fisica ma in alcuni casi è
necessaria la terapia farmacologica. La terapia di
elezione della dislipidemia sono i fibrati.

L’ipercolesterolemia
non è una caratteristica tipica del diabete ma il
colesterolo nel diabetico va mantenuto più basso
rispetto al non diabetico perché è un fattore di
rischio molto importante di malattie
cardiovascolari. Per questo, soprattutto nel diabete
tipo 2, viene spesso prescritto un farmaco per
ridurre il colesterolo. La terapia di elezione dell’ipercolesterolemia
sono le statine.
Malattie cardiovascolari
Le
malattie cardiovascolari non sono un’esclusiva del
diabete ma esse sono più frequenti nel diabetico
rispetto al soggetto senza diabete. Le principali e
più eclatanti manifestazioni cliniche delle malattie
cardiovascolari sono l’infarto del miocardio,
l’ictus cerebrale e l’arteriopatia obliterante agli
arti inferiori, tutti generati dalla presenza di
alterazioni delle arterie di tipo aterosclerotico e
dalla formazione di placche che restringono i vasi
(stenosi) e sulle quali possono formarsi trombi che
li possono occludere. I principali fattori di
rischio dell’aterosclerosi e delle malattie
cardiovascolari, oltre al sesso maschile e all’età
avanzata, sono il fumo di sigaretta, l’ipertensione,
l’ipercolesterolemia, la dislipidemia e il diabete.

Per prevenire le malattie cardiovascolari bisogna
che il diabetico non fumi e raggiunga e mantenga gli
obiettivi di cura della glicemia, dei lipidi, della
pressione arteriosa. La prevenzione richiede anche
esami periodici per valutare l’eventuale presenza
del danno vascolare (es. ecodoppler delle carotidi o
della arterie delle gambe) per instaurare i
necessari approfondimenti diagnostici e le cure del
caso (es. endoarteriectomia, angioplastica
percutanea).
Retinopatia
La
retinopatia è la più peculiare complicanza cronica
del diabete. Senza il diabete la retinopatia non si
sviluppa. E’ caratterizzata da lesioni modeste
(microaneurismi, microemorragie, essudati) oppure da
lesioni più severe come la maculopatia, l’ischemia
retinica, la proliferazione vascolare, l’emorragia,
il distacco retinico. Il diabete può causare cecità.
Le lesioni retiniche, spesso asintomatiche, vengono
messe in evidenza mediante esame del fondo
dell’occhio (visita oculistica, retinografia) ed
eventuali approfondimenti (OCT, florangiografia).

Per prevenire la retinopatia o arrestarne o
rallentarne l’evoluzione è fondamentale un buon
controllo delle glicemie. La prevenzione si basa
anche su un buon controllo della pressione arteriosa
e della dislipidemia e l’astensione dal fumo di
sigaretta.
Nefropatia
La
nefropatia è un’altra complicanze cronica del
diabete ed è caratterizzata da lesioni renali che
aumentano la perdita di albumina con le urine
(microalbuminuria, macroalbuminuria o proteinuria) e
riducono la capacità del rene di filtrare il sangue
con aumento della creatinina. La microalbuminuria
non è esclusiva del diabete ma è un fattore di
rischio di nefropatia più avanzata. Il diabete è una
delle principali cause di insufficienza renale
terminale con necessità di dialisi o trapianto di
rene.

Per prevenire la nefropatia o arrestarne o
rallentarne l’evoluzione è fondamentale un buon
controllo della pressione arteriosa (ancor di più in
presenza di micro- o macro-albuminuria) e della
glicemia. Va anche corretta la dislipidemia e deve
esserci astensione dal fumo di sigaretta. In caso di
nefropatia avanzata va ridotto l’apporto dietetico
di proteine animali, sostituendole con proteine
vegetali (es. legumi).
Neuropatia somatica
La
neuropatia si instaura per il danno esercitato dalla
cronica iperglicemia sui nervi. Ha varie
manifestazioni cliniche ma le più frequenti sono a
carico dei piedi e delle gambe dove vengono
percepiti, soprattutto a riposo e alla sera,
formicolii, trafitture, bruciori e altre sensazioni
fastidiose. Il quadro clinico può durare anni così
come scomparire dopo qualche settimana, mese o anno
dall’esordio senza spiegazioni apparenti.

Per prevenire la neuropatia somatica o arrestarne o
rallentarne l’evoluzione è fondamentale un buon
controllo della glicemia. Per alleviare i sintomi
sono utilizzati vari farmaci orali (es. duloxetina,
amitriptilina, gabapentin, pregabalin, ecc.).
Neuropatia autonomica
La
neuropatia può interessare il sistema nervoso
vegetativo che controlla la funzione degli organi
interni (es. cuore, stomaco, vescica) e dei vasi
sanguigni. I disturbi tipici sono la riduzione della
pressione arteriosa passando da sdraiato in piedi
(ipotensione ortostatica), la tachicardia fissa, il
rallentamento nello svuotamento dello stomaco con
gonfiore post-prandiale, difficoltà nello
svuotamento della vescica, disturbo dell’erezione.
Per prevenire la neuropatia autonomica o arrestarne
o rallentarne l’evoluzione è fondamentale un buon
controllo della glicemia. Per alleviare i sintomi
sono utilizzati vari farmaci.
Piede diabetico
L’arteriopatia obliterante agli arti inferiori e/o
la neuropatia somatica ed autonomica possono
determinare alterazioni ai piedi di vario tipo e
severità (ipercheratosi, distrofie ungueali e
cutanee, callosità, ulcere, necrosi, artropatie,
rimaneggiamenti ossei, ecc.). Le lesioni più severe
possono essere complicate da infezioni cutanee,
sottocutanee, ossee e vanno curate da team esperti.
Le lesioni possono complicarsi fino a richiedere
amputazioni di dita, parte del piede, gamba. Il
diabete è la prima causa di amputazione non
traumatica.

Per prevenire il piede diabetico è fondamentale un
buon controllo della glicemia e una valida
educazione sull’igiene del piede (vedi il decalogo
seguente).
1. Da lesioni apparentemente insignificanti
possono sorgere grandi problemi. Al piede va
dedicata molta attenzione e i problemi non vanno mai
sottovalutati. Se ci sono problemi, evitare di
curarsi da solo senza chiedere consiglio al proprio
medico.
2. Esaminare i piedi ogni giorno, anche fra le
dita. Se non si riesce da soli, chiedere ad altri di
farlo. Se lo si fa da soli, usare eventualmente uno
specchio per guardarsi le piante.
3. Fare attenzione a unghie che crescono troppo e
male, a calli sulle e fra le dita, a duroni sui
bordi e sotto la pianta dei piedi, ad abrasioni e
ferite, a zone di cute rossa, blu o nera. Se si
vedono queste cose, se ne parli immediatamente col
proprio medico o si consulti un podologo, dicendogli
che si ha il diabete.
4. Cercare di limare più che tagliare le unghie.
Se è necessario tagliare, si usino forbici con punte
arrotondate, si faccia molta attenzione e non si
tagli troppo né troppo poco. Le unghie non devono
toccare e lesionare le dita vicine. Se si hanno
difficoltà, ci si faccia aiutare o si vada da un
podologo.
5. Lavare i piedi ogni giorno in acqua non troppo
calda (se ne verifichi sempre la temperatura con la
mano prima di immergervi il piede!), usando un
sapone neutro. Asciugare con scrupolo anche fra le
dita: l’umidità non fa bene al piede. Se si va al
mare, sciacquare sempre molto i piedi dopo che sono
stati nell’acqua salata e li si asciughi bene.
6. Indossare ogni giorno calze pulite
(cambiandole ogni giorno) e non usino calze
rammendate o con cuciture spesse: possono esercitare
troppa pressione e fare danni.
7. Non comprare mai scarpe strette pensando che,
indossandole, si allargheranno. Non portare mai a
lungo nella giornata le scarpe nuove. Usare sempre
scarpe comode, morbide, di pelle. Evitare le scarpe
di gomma e preferire quelle traspiranti (il piede
deve “respirare”). Evitare le scarpe a punta e
quelle con tacco troppo alto (massimo 5 cm). Non
usare sandali perché non proteggono il piede. Fare
attenzione alle cuciture interne delle scarpe: non
devono esercitare troppa pressione.
8. Non portare le scarpe senza le calze e non
camminare mai a piedi nudi, neppure in spiaggia.
Quando si fa il bagno al lago, al mare o in piscina,
indossare sempre scarpette di plastica.
9. Tenere la cute dei piedi morbida usando ogni
giorno una pomata alla lanolina o alla vaselina.
Evitare di usare polveri (es. borotalco), unguenti o
altre creme, soprattutto fra le dita: favoriscono la
crescita dei batteri e dei funghi e, quindi, le
infezioni.
10. Se si hanno i piedi freddi non usare borse
d’acqua calda o scaldini e non li si tenga mai
vicino a fonti di calore (stufe, termosifoni,
caminetti): la sensibilità dei piedi potrebbe essere
ridotta e potrebbero realizzarsi ustioni senza
rendersene conto. Per il freddo ai piedi usare calze
di lana da indossare eventualmente anche a letto.
Disfunzione erettile
L’arteriopatia e la neuropatia possono causare
disturbi dell’erezione che possono avvantaggiarsi
dell’uso di inibitori della fosfodiesterasi (Viagra,
Cialis, Levitra).
Gravidanza
Non ci sono controindicazioni per una donna
diabetica ad avviare e portare a termine una
gravidanza. E’ però auspicabile che il concepimento
avvenga in un periodo di buon compenso del diabete.

Idealmente il compenso glicemico dovrà essere buono
anche durante la gravidanza e per questo sono
richieste una terapia insulinica intensiva, una
dieta attenta, uno scrupoloso autocontrollo
glicemico e frequenti visite presso il team diabetologico (medico, infermiere, dietista).
Alcol
Piccole quantità di alcol possono essere assunte dal
diabetico, tenendo però presente che un’abbondante
ingestione di alcol può determinare ipoglicemia o
renderne più difficile la correzione. L’alcol può
danneggiare i nervi e va usato con molta moderazione
in caso di neuropatia. L’alcol, infine, costituisce
una importante fonte di calorie (“fa ingrassare”).
Fumo
Il
fumo di sigaretta non è solo un importante fattore
di rischio di tutte le complicanze croniche del
diabete, ma rende più arduo controllare le glicemie.
Il fumo va assolutamente evitato nel diabete.

Malattie intercorrenti e stress
Qualsiasi malattia intercorrente (inclusa la banale
influenza) e qualsiasi stress (psichico come un
evento luttuoso o fisico come in caso di trauma o di
operazione chirurgica) sono in grado di innalzare le
glicemie e peggiorare il compenso metabolico.
Sport
Lo
sport nel diabete non è vietato anzi va
incoraggiato. Il diabetico che lo pratica, tuttavia,
deve essere consapevole che l’attività muscolare
determina un consumo di glucosio e, quindi, un calo
della glicemia e che lo stress agonistico, al
contrario aumenta la glicemia. Di questo va tenuto
conto nel programmare variazioni di terapia
(soprattutto delle dosi di insulina) e modifiche
nell’alimentazione.

Prima di svolgere un’attività
sportiva deve essere attentamente ricercata la
presenza di eventuali complicanze che lo
controindichino. Prima, durante e dopo l’attività
sportiva vanno esaminati con attenzione i piedi alla
ricerca di eventuali lesioni.
Viaggi e vacanze
Durante i viaggi e le vacanze il paziente deve
portare con sé il glucometro per l’autocontrollo
glicemico e tutto il necessario per la terapia.
Durante i viaggi e le vacanze il diabetico dovrà
cercare di non rivoluzionare l’alimentazione ma la
dovrà adattare in caso di modifiche significative
dell’attività fisica.
Il diabetico ricoverato per altra patologia
In
caso di ricovero per qualsiasi patologia, il
diabetico deve immediatamente informare infermieri e
medici della sua malattia ed essere scrupoloso a
riferire notizie sulla sua terapia. Il ricovero può
essere l’occasione per una rivalutazione del
compenso metabolico e uno screening/stadiazione
delle complicanze croniche.
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