Diabete Verona aprile 2026 – Articoli in extenso

L’intervento del presidente

Cari Soci, Famiglie e Volontari,

ogni anno rappresenta per la nostra Associazione un momento di riflessione, di bilancio e, soprattutto, di rinnovato impegno verso le persone che convivono quotidianamente con il diabete.

Il diabete non è soltanto una condizione clinica: è una realtà che incide sulla vita personale, familiare e sociale di chi ne è coinvolto. Richiede attenzione costante, consapevolezza, disciplina e forza interiore. Per questo la nostra Associazione vuole essere un punto di riferimento informativo ma soprattutto una vera comunità di sostegno, ascolto e condivisione.

Nell’ultimo anno abbiamo portato avanti numerose iniziative con l’obiettivo di promuovere la prevenzione, diffondere una corretta informazione e sostenere concretamente i nostri soci. Gli incontri educativi, le campagne di sensibilizzazione, i momenti di confronto con i professionisti sanitari e le attività proposte hanno rappresentato occasioni preziose di crescita collettiva. Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione tra il Consiglio Direttivo, i Volontari, i Diabetici Guida e ciascuno di voi, che con partecipazione attiva contribuite a dare forza e significato al nostro operato.

Un aspetto che considero particolarmente importante è il valore umano della nostra Associazione. Dietro ogni tessera associativa c’è una storia, una sfida quotidiana, un percorso personale fatto di difficoltà ma anche di coraggio. Essere parte di questa comunità significa non sentirsi soli, sapere che esiste uno spazio in cui le esperienze possono essere condivise senza timore e in cui le fragilità trovano comprensione e rispetto.

La ricerca scientifica e le innovazioni tecnologiche stanno offrendo strumenti sempre più efficaci per la gestione del diabete. Tuttavia, accanto ai progressi clinici, resta fondamentale il ruolo dell’educazione, dell’informazione corretta e del supporto psicologico. È su questo equilibrio tra innovazione e umanità che continueremo a fondare il nostro impegno.

Le sfide non mancano. L’accesso equo alle cure, la necessità di una maggiore sensibilizzazione sociale sono temi che richiedono attenzione costante. Come Associazione continueremo a farci portavoce delle esigenze delle persone con diabete, dialogando con le Istituzioni e collaborando con i professionisti del territorio per migliorarne la qualità della vita.

Guardiamo al futuro con realismo ma anche con speranza. Insieme possiamo rafforzare ulteriormente la nostra rete, coinvolgere nuove persone, promuovere iniziative sempre più mirate e costruire un ambiente in cui competenza e solidarietà procedono fianco a fianco.

Il diabete è una sfida quotidiana ma è anche un percorso che può insegnare resilienza, consapevolezza e valore della condivisione. Continuiamo a camminare insieme, con determinazione e fiducia, certi che l’unione e la partecipazione siano la nostra più grande forza.

Un caro saluto

Il Presidente

Cristiano Farronato 


Diabetologia: scenari futuri

Esclusa l’incredibile stagione degli anni ’20 del secolo scorso, quando venne scoperta l’insulina, la contemporaneità è il periodo più ricco di novità e di possibili rivoluzioni nella storia della Diabetologia.

Come l’insulina aprì una nuova era non solo nella Diabetologia, ma nella medicina “tout court”, così anche oggi le novità della diabetologia sono araldi di un’epoca nuova, con sfide senza precedenti.

Nell’ambito del diabete di tipo 1, la possibilità di individuare mediante apposito “screening” le persone in stadio 2 della malattia, quindi prima dell’iperglicemia diabetica, e di proporre una immunoterapia, che dilaziona di anni la comparsa della malattia, è già qui, e in atto anche presso il nostro Ospedale di Borgo Trento. 

Ma è solo l’inizio. Altre immunoterapie efficaci arriveranno, e il sogno di prevenire la comparsa del diabete di tipo 1 sarà realizzabile. 

Altrettanto entusiasmante è il dato che nel mondo in più di 20 persone con diabete di tipo 1, in ambito sperimentale, si è ottenuta la completa remissione della malattia (glicemie normali, nessuna somministrazione di insulina), innestando nel loro organismo isole del Langerhans umane, generate in laboratorio partendo da cellule staminali. È la medicina rigenerativa applicata alla guarigione del diabete di tipo 1, e sta arrivando.

Ci sono persone nelle quali il diabete compare perché il chirurgo deve rimuovere tutto il pancreas. In casi selezionati, è possibile recuperare le isole del Langerhans dal pancreas rimosso e reimpiantarle nello stesso paziente, impedendo quasi sempre la comparsa del diabete. È l’autotrapianto delle isole del Langerhans, ed è già qui, e già attuato, per esempio, in 16 pazienti presso il nostro Ospedale di Borgo Roma.

Nell’ambito del diabete di tipo 2, l’evoluzione della classe di farmaci agonisti del recettore del GLP-1 procede a passo spedito, mettendo a disposizione terapie incredibilmente efficaci che in molti pazienti, specie se ci si ritrova a poca distanza temporale dalla diagnosi, riportano l’organismo alla normalità delle glicemie. Non è certo una guarigione, perché è necessario mantenere la terapia farmacologica in atto, ma è una prospettiva impensabile, anche solo fino a qualche anno fa. Gli stessi farmaci hanno aperto una nuova era nel trattamento dell’obesità, avvicinandosi ai risultati ottenibili con la chirurgia bariatrica.

Proprio quest’ultimo esempio scoperchia il vaso di Pandora. 

I farmaci tremendamente efficaci prescritti per l’obesità sono a spese del cittadino, perché rappresentano un costo che farebbe scricchiolare il nostro Servizio Sanitario Nazionale/Regionale, già duramente provato dai continui tagli delle risorse reali, non nominali, messe a sua disposizione. 

I fantastici progressi nell’ambito del diabete di tipo 1, da me prima tratteggiati, arriveranno anch’essi a costi elevatissimi. 

In generale, la Diabetologia dell’immediato futuro potrà fare meraviglie per le persone che vivono con il diabete, ma richiederà risorse di cui, al momento, non si vede l’ombra. Questa parabola è identica per tutte le aree del SSN: la sostenibilità è a gravissimo rischio. E se cade la sostenibilità delle cure, esplodono le disuguaglianze di una Sanità e di una Medicina legate al censo.

È la sfida delle sfide, e ci coinvolge tutte e tutti, ma ha nelle persone che vivono con il diabete le sentinelle del prossimo futuro: possono leggere il futuro prima degli altri e la loro voce non può essere inascoltata o disattesa. È adesso il momento di rendere la “polis” consapevole dell’alba di un’epoca completamente nuova della Diabetologia. 

Esistono le cure per guarire il diabete, e, se non sono già state scoperte, le scopriremo, ma a esse devono avere possibilità di reale accesso tutte le persone che vivono con il diabete. 

Gli antichi Greci avevano una paroletta, “kairòs”, per indicare il momento critico, la situazione irripetibile, da cogliere per decidere una storia, un destino. 

Oggi è il “kairòs” della Diabetologia.

Prof. Riccardo C. Bonadonna
Direttore Divisione di Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del Metabolismo
Dipartimento di Medicina, Università di Verona e AOUI di Verona


Chi sono i Diabetici Guida?

Siamo persone con diabete: chi da pochi anni, chi dall’infanzia; alcuni di tipo 1, altri di tipo 2. Ognuno con il proprio percorso di gestione della terapia. Penne, sensori, aghi, glucometri e microinfusori sono i nostri compagni di vita, gli strumenti che ci accompagnano nel quotidiano: al lavoro, in giro per il mondo, quando cantiamo e balliamo, quando facciamo volontariato o attività fisica. Condividiamo il nostro vissuto che, in sinergia con la formazione ricevuta dal corso FAND, ci porta a essere un punto di riferimento per quelle persone che non sempre trovano risposte nei canali tradizionali.

Siamo il gruppo dei diabetici guida di Verona che fa capo- all’Associazione Diabetici di Verona Partecipiamo a convegni a tema, conferenze presso ASL e strutture sanitarie, incontri in associazione, turni al servizio telefonico e presenza costante alla Giornata Mondiale del Diabete e alle manifestazioni di prevenzione della patologia. In ogni occasione arricchiamo la nostra esperienza, fornendo risposte e condivisione, ascoltando e aiutando le problematiche delle persone con diabete.

Quasi sempre si tratta di persone in età adulta; in alcuni casi notiamo la mancanza di adeguata memorizzazione delle informazioni d base, anche di quelle tecniche. L’educazione alimentare personale è carente o assente; la sedentarietà e le difficoltà di accesso alle strutture del SSN fanno il resto. Frequenti sono anche i problemi legati alla burocrazia: prenotare visite ed esami, rinnovare la patente o il piano terapeutico. Non mancano situazioni legate alla terapia, casi che vengono rimandati al proprio diabetologo o medico curante.

Abbiamo bisogno di un maggiore coinvolgimento da parte delle istituzioni. Sono urgenti le Case di Comunità, dove l’ambulatorio di diabetologia sarà uno dei servizi obbligatori. Servono inoltre luoghi dedicati e convenzioni con le strutture sanitarie.

I diabetici guida di Verona sono già pronti per essere al servizio della comunità.

Alessandro Cappellari
Diabetico Guida


Il trattamento del piede diabetico

L’Italia è una delle nazioni al mondo che più ha migliorato gli indicatori di salute e gli esiti del piede diabetico negli ultimi vent’anni. Negli ultimi 10 anni il numero delle amputazioni dovute al piede diabetico si è ridotto di circa il 40 per cento. E questo ci colloca tra le nazioni con il minor numero di amputazioni al mondo. Merito questo dell’aumentata consapevolezza della gravità del piede diabetico tra gli operatori e tra i pazienti, ma anche dei cambiamenti intervenuti a livello legislativo e organizzativo, centrale e regionale. Il Piano nazionale del diabete 2016 e il recepimento a livello regionale delle normative, ha permesso di creare una rete assistenziale integrata territorio-ospedale che sta dando i suoi frutti. Indubbiamente non bisogna pensare a questi risultati come un punto di arrivo.

La distribuzione degli ambulatori podologici nei Centri di Diabetologia italiani (CAD) è ancora a macchia di leopardo e ogni anno sono 7 mila gli italiani che subiscono un’amputazione degli arti inferiori a causa del piede diabetico il 40 per cento di questi va incontro ad un’amputazione maggiore dell’arto inferiore. Il cosiddetto ‘piede diabetico’ ha un alto impatto epidemiologico; colpisce infatti il per 10-15 cento dei pazienti diabetici (circa 600 mila italiani) e determina un consumo di risorse pari al 25 per cento circa della spesa complessiva per l’assistenza ai pazienti diabetici. Il piede diabetico rappresenta inoltre il 2-4 per cento di tutti i ricoveri per diabete. La qualità di vita del paziente con ulcera del piede risulta gravemente compromessa per i lunghi tempi di guarigione e per la necessità di una continua sorveglianza in prevenzione secondaria. La chiusura dell’ulcera infatti non rappresenta la risoluzione della malattia, ma solo la remissione del quadro clinico che, se non adeguatamente monitorata, può recidivare in oltre il 40 per cento dei pazienti. La comparsa di un’ulcera in un paziente diabetico ne condiziona in maniera importante la sopravvivenza a 5 anni (solo il 50-60% raggiunge questo traguardo temporale). “La presentazione delle lesioni del piede diabetico risulta sempre più complessa, con lesioni complicate: la frequenza di lesioni vascolari e/o infette supera il 50 per cento dei casi. Questi pazienti inoltre presentano multiple comorbidità: il 50 per cento dei pazienti con arteriopatia periferica presentano anche cardiopatia ischemica, il 30 per cento vasculopatia dei tronchi sovraortici, il 20 per cento entrambe le patologie”. Un recente censimento delle strutture che si occupano di piede diabetico in Italia (a cura del Gruppo di Studio della podopatia diabetica Associazione Medici Diabetologi(AMD) e Società Italiana di Diabetologica (SID) ha individuato 176 strutture che si occupano di piede diabetico: 41 di I livello, in grado di effettuare, prevenzione, educazione e presa in carico del paziente, 104 di II livello in grado di trattare autonomamente le lesioni e 31 di III livello, in grado di prendersi cura complessivamente del paziente con piede diabetico. Questa rete di strutture integrate ai quasi 700 ambulatori di diabetologia, distribuiti in tutto il territorio nazionale, rappresenta un vero ‘esercito di sorveglianza’ ed intervento attivo. “Vi sono ancora risultati non omogenei di organizzazione sanitaria nelle varie regioni ma se riusciremo ad accrescere la convinzione che il piede diabetico si combatte attraverso l’iniziativa globale educativa e formativa del paziente (fin dalla diagnosi) e la risposta unitaria e univoca dei professionisti che intorno a lui si muovono, di certo riusciremo a migliorare gli eventi e migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti”. “Il paziente con un problema di piede diabetico è fragile per le patologie internistiche presenti, alle quali si associa un evento acuto al piede, che necessita frequentemente di trattamento chirurgico e rivascolarizzazione. In questo quadro, la rete assistenziale, formata da vari specialisti, è fondamentale per garantire il corretto ed adeguato trattamento. Una gestione frammentata, dove ogni specialista risolve la sua parte, è poco efficace nella cura del paziente, che necessita di una presa in carico a trecentosessanta gradi”. Secondo i risultati di un’indagine condotta dalla SID, la distribuzione di ambulatori podologici nei Centri di Diabetologia italiani (CAD) è a macchia di leopardo, anche se in lieve miglioramento rispetto ad una precedente indagine SID del 2016. “Dai dati raccolti è emerso che nelle Regioni Friuli Venezia Giulia e Liguria, il 100 per cento dei CAD effettua ambulatorio podologico. Nelle Regioni Marche, in Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana e Umbria questa percentuale è del 75 per cento del totale dei CAD; in Emilia Romagna è del 50 per cento. Le restanti Regioni infine hanno un ambulatorio dedicato al piede solo nel 25 per cento dei CAD”. Eterogenea è anche la presenza del Podologo nel team multidisciplinare, nonostante gli standard di cura SID-AMD collochino il Podologo in ognuno dei tre livelli assistenziali di questi ambulatori (base, intermedio, avanzato). Per quanto riguarda i presidi per il piede diabetico (calzature predisposte, tutori da lesione e plantari su misura), il cui utilizzo per il paziente diabetico è fondamentale sia in prevenzione primaria, che secondaria, dall’indagine SID emerge che tutte le Regioni hanno la rimborsabilità dei presidi per scarpe predisposte e su misura, plantari su calco e tutori da lesione, attraverso una modalità di distribuzione consolidata nella quasi totalità delle Regioni, cioè la prescrizione dello specialista per il paziente con invalidità civile, attestante una o più complicanze agli arti inferiori causate dal diabete. “Tuttavia non tutte le Regioni riportano di avere la rimborsabilità per la cura locale delle lesioni del piede diabetico, cioè le medicazioni e le prestazioni ambulatoriali”. In particolare, le Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto-Trentino Alto Adige, Puglia, Sardegna, Campania e Basilicata non rimborsano tali prestazioni. “Questo  si traduce in un minor diritto alla cura per i cittadini di queste Regioni in condizione pre e post ulcerativa o in fase di ulcerazione; pertanto sarebbe auspicabile che le Regioni suddette si uniformassero al resto d’Italia.

L’approccio al piede diabetico negli ultimi anni è cambiato. Dall’attenzione esclusiva alla riduzione del numero delle amputazioni, come obiettivo primario essenziale e dall’iper-specializzazione si è passati ad un approccio globale alla prevenzione diagnosi e cura delle complicanze del diabete. Il piede diabetico deve essere infatti gestito da un team multidisciplinare e multiprofessionale integrato, che condivida un progetto di prevenzione, diagnosi e cura del piede diabetico. “La ricetta vincente ha i seguenti ‘ingredienti’: educazione, formazione, precoce e rapida presa il carico degli specialisti del paziente ulcerato, trattamento precoce e di alta qualità delle lesioni, continuità assistenziale tra ospedale e territorio per il monitoraggio e il follow up dei pazienti con pregresse ulcerazioni, onde evitare le tanto frequenti recidive”. Serve un approccio di team organizzato che metta il paziente al centro del percorso, dove venga individuato un ‘regista’ del percorso diagnostico-terapeutico, che si prenda in carico il paziente. Il modello italiano di approccio al piede diabetico prevede la centralità del paziente, un ‘regista’ (il diabetologo), che gestisce e coordina il percorso del paziente, una rete di professionisti dove l’expertise è l’elemento fondamentale”. Il timing dell’intervento, elemento critico per la guarigione. Dall’ulcera possono penetrare dei batteri che, se aggressivi, possono interessare tutto il piede anche in pochissimo tempo, soprattutto in presenza di arteriopatia. Per questo è importante fare di tutto per far guarire rapidamente qualsiasi lesione attraverso la prescrizione di un’adeguata terapia antibiotica (se c’è infezione); l’individuazione tempestiva di un’arteriopatia periferica e il suo eventuale trattamento con angioplastica; l’impiego di medicazioni in grado di mantenere un’idonea umidità del letto dell’ulcera; l’utilizzo di idonei tutori di scarico che permettano di contenere il piede fasciato ed evitino l’appoggio delle aree del piede dove è presente l’ulcera.

La prevenzione delle ulcere è una parte importantissima nella gestione del piede diabetico, in quanto è proprio dall’insorgenza delle ulcere che comincia tutta la catena di eventi che può portare all’amputazione. “Purtroppo non esistono ulcere più o meno pericolose. Tutte possono essere pericolose, anche quelle apparentemente banali, soprattutto se tendono a non guarire. Circa il 30 per cento della popolazione diabetica è affetta da neuropatia periferica, con associata riduzione della sensibilità. Per questo le ulcere si possono formare per cause apparentemente banali, come le vesciche da scarpe eccessivamente strette e non avvertite come tali, o le ustioni da contatto (acqua dei pediluvi, termofori, stufe e camini, sabbia d’estate, etc.).  Altra condizione di rischio è rappresentata dall’ipercheratosi (calli) sotto la pianta del piede e che può traumatizzare i tessuti sottostanti, fino a formare l’ulcera. Il quadro si complica quando insieme alla neuropatia è presente anche un problema di cattiva circolazione arteriosa, che rende ancora più difficile la guarigione delle ulcere”. Oggi sia i diabetologi che i podologi sono in grado di definire il rischio di sviluppare un’ulcera plantare in ogni paziente diabetico attraverso un’attenta valutazione del piede e l’esecuzione di test semplici per evidenziare la presenza delle complicanze a carico dei nervi e delle arterie. L’ispezione avrà lo scopo di evidenziare la presenza di deformità delle dita (dita a martello, alluce valgo, etc.), di callosità plantari, di cute secca, condizioni indicative di particolare vulnerabilità del piede. “I test saranno inizialmente di screening e devono essere effettuati su tutti i pazienti diabetici almeno una volta l’anno mentre i test di approfondimento saranno riservati solo ai pazienti che risulteranno positivi allo screening. Tra le indagini di primo livello c’è la ricerca dei riflessi achillei e dei polsi periferici, valutazioni effettuabili ambulatorialmente in pochi minuti. Questi test ci orientano già sulla presenza di neuropatia e/o vasculopatia periferica. Altre indagini, come la valutazione della sensibilità vibratoria o la valutazione dell’indice pressorio gamba/braccio ci caratterizzeranno meglio il problema. Con queste informazioni (presenza o meno di neuropatia e/o vasculopatia, presenza di deformità del piede ed il dato anamnestico di una pregressa ulcera) sarà possibile definire un grado di rischio di sviluppare ulcere che sarà ovviamente di grado zero (assente) in assenza di neuropatia e vasculopatia, di grado 1 (moderato) quando è presente solo la neuropatia, di grado 2 (elevato) quando la neuropatia si associa alla deformità del piede o è presente una vasculopatia periferica e di grado 3 (elevatissimo) quando il paziente ha già avuto un’ulcera al piede. Una volta definito il grado di rischio sarà possibile mettere in atto opportune strategie preventive che includono: un controllo podologico attivo e continuo, allo scopo di garantire un adeguato taglio delle unghie, la rimozione delle ipercheratosi e l’individuazione tempestiva di prelesioni; l’utilizzo di creme idratanti ed emollienti che devono restituire elasticità alla cute; l’uso di calzature e plantari, adeguati al grado di rischio, per ridurre il carico sulle singole aree della pianta del piede e proteggerlo in modo adeguato senza frizioni sulla cute in presenza di deformità; l’acquisizione di norme di autocontrollo, come l’ispezione quotidiana del piede (da affidare ad un familiare in caso di problemi di vista), l’igiene personale, con la raccomandazione di evitare il taglio autonomo delle unghie (soprattutto in caso di visus ridotto o di limitazione nei movimenti). Il tutto ovviamente deve essere inserito nell’ambito di un percorso di attenta gestione del diabete e delle sue complicanze da parte dei centri di diabetologia di riferimento”.

Il decalogo per prevenire il piede diabetico

1) Esaminare ogni giorno i piedi, in particolare la pianta, il tallone e tra le dita. Osservare se tra le dita la pelle è macerata, biancastra, e se le unghie tendono a incarnirsi

2) Lavare i piedi ogni giorno, con acqua tiepida e un sapone di buona qualità. Asciugarli bene con un asciugamano morbido, specialmente tra le dita. Non fare pediluvi prolungati o con sali: macerano o disidratano la pelle

3) Dopo aver lavato i piedi, guardare se ci sono ispessimenti duri della pelle sul tallone o sui margini della pianta del piede. In questo caso, strofinare delicatamente le parti interessate con una pietra pomice naturale. Non utilizzare altre pietre o preparati abrasivi, come pure non usare callifughi per duroni e calli

4) Dopo avere asciugato i piedi, massaggiarli con una crema idratante a base di urea, per mantenere la pelle elastica e morbida. Se, malgrado queste precauzioni, si continuano a formare ispessimenti e callosità alla pianta del piede, consultare il medico, perché potrebbe essere il segno di un cattivo appoggio del piede o di scarpe inadatte

5) Evitare temperature troppo calde o troppo fredde e, di conseguenza, non utilizzare borse d’acqua calda o termofori. Se di notte i piedi sono freddi, indossare calze di lana. Meglio ancora, indossare calze di seta, sotto le calze di lana

6) Non camminare mai scalzi, neppure in casa o in spiaggia. Indossare scarpe comode, evitare le scarpe con punta stretta o con tacchi alti, come pure le scarpe aperte e i sandali. Indossare le scarpe nuove per brevi periodi, fino a quando non si adattano bene al piede. Ispezionare con la mano l’interno delle scarpe prima di calzarle: potrebbero esserci corpi estranei, chiodini o irregolarità della tomaia

7) Non indossare mai le scarpe senza calze. Indossare poi calze di giusta misura, senza rammendi e, possibilmente, senza cuciture. Cambiare calze e calzini ogni giorno. Non portare giarrettiere o elastici che stringano le gambe

8) Tagliare le unghie dritte, non troppo corte, con un tronchesino a punte arrotondate. Non usare forbici appuntite e poi, per smussare gli angoli, utilizzare una lima a punta arrotondata. Se si è in difficoltà, farsi tagliare le unghie o usare soltanto la lima. Avvertire sempre il podologo che si è diabetici

9) Non tagliare calli o duroni. Non forare le vesciche o le bolle con aghi. Coprire le ferite con garza sterile, da fissare poi con rete elastica o cerotto di carta. Non usare cerotti telati. Cambiare la medicazione almeno ogni giorno e osservare attentamente la lesione

10) Non ascoltare mai i consigli di parenti, vicini o altri diabetici, ma seguire sempre le istruzioni del medico o del farmacista o dell’infermiere addetto alla cura dei piedi. Ricordarsi di far sempre ispezionare i piedi a ogni visita. Chiedere consiglio per ogni iniziativa che si intende prendere per i propri piedi (prodotti, solette, plantari eccetera).

Dott. Vincenzo Stoico
Responsabile Unità Semplice Organizzativa Piede Diabetico
Endocrinologia, Diabetologia E Malattie Del Metabolismo
Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata – Verona


ADV per l’oculistica dell’Ospedale di Bussolengo

L’ospedale di Bussolengo si arricchisce con un ambulatorio chirurgico dedicato all’Oculistica per la cura degli edemi maculari diabetici e delle degenerazioni maculari senili che necessitano di eseguire le punture intravitreali sino ad ora effettuate esclusivamente in sala operatoria.

Il nuovo percorso permette di utilizzare un ambulatorio chirurgico dedicato per eseguire tali procedure utilizzando il carrello a flusso laminare che garantisce, abbattendo la carica batterica, i medesimi standard di sicurezza della sala operatoria. Questo permetterà inoltre di utilizzare gli spazi liberati in sala operatoria per altri interventi chirurgici, come per esempio le cataratte. Un nuovo modello organizzativo che consente di offrire cure più tempestive, assicurare continuità terapeutica, impiegare il personale in modo più funzionale e ridurre i tempi di attesa.

Il carrello a flusso laminare è frutto della donazione effettuata all’AULSS 9 Scaligera dall’Associazione Diabetici Verona, da 40 anni impegnata sul territorio con attività, progetti e campagne di sensibilizzazione che ne hanno fatto un punto di riferimento per le persone con diabete e i loro familiari. Un gesto di grande sensibilità e generosità, che rappresenta non solo un aiuto concreto, ma anche un riconoscimento del lavoro quotidiano svolto da tutto il personale sanitario nella cura di queste patologie. Il contributo dell’Associazione è di circa 25 mila euro.

“Non possiamo che essere orgogliosi di progetti come questo, perché rappresentano la sintesi di ciò che significa modificare e innovare i modelli organizzativi di un reparto, valorizzando il personale e coinvolgendo i cittadini come parte attiva – ha detto il direttore generale dell’AULSS 9 Scaligera, Dott.ssa Patrizia Benini-. Quello di oggi è il risultato di un percorso condiviso tra più soggetti che punta ad un obiettivo comune: dare risposte sempre più precise e puntuali agli utenti e alzare la qualità dei servizi sanitari offerti, per un’Azienda che continua a migliorare credendo fortemente nella propria identità”.

“Un sentito ringraziamento all’Associazione Diabetici che con grande generosità e visione dona all’AULSS 9 e all’Unità Operativa Complessa di Oculistica di Bussolengo-Villafranca il carrello a flusso laminare, la cui introduzione porta benefici sulla presa in carico del Paziente, sulla redistribuzione delle risorse umane e su una maggiore disponibilità della sala operatoria per altri interventi oculistici – spiega il Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica, Dott.ssa Chiara Chierego-. Grazie alla collaborazione tra realtà esterne, come l’Associazione Diabetici Verona, si possono creare sinergie che generano importanti risultati in termini di cura e progresso”.

“Siamo orgogliosi di aver potuto contribuire all’acquisto di uno strumento che offre un valido aiuto alla cura della maculopatia diabetica- afferma il presidente Associazione Diabetici Verona, Cristiano Farronato-. Da 40 anni la nostra associazione è impegnata sul territorio per dare sostegno ai malati di diabete e ai loro familiari. Il nostro obiettivo è quello di allargare il campo di azione ampliando la rete di collaborazione con enti e istituzioni. Siamo molto attivi anche sulla prevenzione; in Italia ci sono 4,5 milioni di diabetici, di questi 1,5 milioni non sanno di esserlo”.

Alla presentazione nei giorni scorsi della nuova strumentazione erano presenti per l’AULSS 9 Scaligera anche il Direttore Sanitario, Dott.ssa Viviana Coffele, il Direttore dell’Unità Operativa Complessa Direzione Medica Ospedaliera Bussolengo- Villafranca, Dott.ssa Daniela Marcer, il Direttore del Dipartimento Chirurgico di Bussolengo-Villafranca, Dott. Giovanni Tonoli, il Direttore dell’Unità Operativa Complessa Direzione Professioni Sanitarie, Dott.ssa Maria Grazia Cengia, oltre alla vicepresidnete dell’associazione Diabetici Verona Eleonella Righetti Cinquetti con il tesoriere Cesarina Dieni. Presenti anche il personale medico ed infermieristico che lavora nel reparto di Oculistica di Bussolengo.


INVALIDITÀ CIVILE, come funziona oggi e cosa cambia da marzo 2026

Il riconoscimento dell’invalidità civile è fondamentale per le persone con patologie fisiche o psichiche che riducono la capacità lavorativa o l’autonomia personale. La procedura, gestita dall’INPS, consente di ottenere benefici economici, agevolazioni fiscali e servizi socio-assistenziali.

Attualmente il percorso inizia con il certificato medico introduttivo, redatto dal medico curante o da uno specialista e trasmesso telematicamente all’INPS. Il sistema rilascia un codice univoco con cui il cittadino, entro 90 giorni, deve presentare la domanda online tramite SPID, CIE, CNS. Successivamente il richiedente viene convocato davanti alla Commissione medico-legale integrata (medici Asl e medico INPS), che valuta la documentazione clinica e assegna una percentuale di invalidità secondo le tabelle ministeriali. Le soglie determinano i diritti: dal 34% si accede ad agevolazioni protesiche; dal 46% al collocamento mirato; dal 51% congedo dal lavoro per cure; dal 74% all’assegno mensile di assistenza, se in possesso dei requisiti reddituali; al 100% alla pensione di inabilità e, nei casi più gravi, all’indennità di accompagnamento. In caso di esito negativo o percentuale ritenuta insufficiente, è possibile presentare ricorso giudiziario entro sei mesi, previo accertamento tecnico preventivo. Nonostante la digitalizzazione, persistono differenze territoriali nei tempi di attesa e nelle valutazioni. Per questo è stata approvata una riforma che entrerà pienamente in vigore da marzo 2026. La novità principale sarà il ruolo esclusivo dell’INPS come soggetto titolare dell’intero procedimento, superando il doppio passaggio tra Asl e Istituto. Le Commissioni opereranno sotto il coordinamento diretto dell’INPS per garantire maggiore uniformità e ridurre i tempi. Sarà inoltre rafforzata la “valutazione sugli atti” per alcune patologie oncologiche, rare o particolarmente gravi, evitando la visita in presenza quando la diagnosi è chiara. Un nuovo sistema informativo integrato collegherà banche dati sanitarie e previdenziali, limitando richieste di documentazione ripetitiva. La riforma punta anche a superare la logica puramente percentuale, introducendo una valutazione multidimensionale del funzionamento complessivo della persona, in linea con i principi della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’obiettivo è costruire un “progetto di vita” personalizzato che integri sostegni economici, servizi sociali e percorsi di inclusione lavorativa. Fino all’entrata in vigore delle nuove regole resta valida la procedura attuale. L’auspicio è che il nuovo sistema garantisca tempi più rapidi, meno burocrazia e valutazioni più aderenti ai bisogni reali delle persone.

Janaina Casarotti
Responsabile Sede Zonale Patronato SeNAS Verona

PS:
Fondamentale precisare che la patologia del diabete non dà automaticamente diritto al riconoscimento dell’invalidità civile di cui alla L. 118/1971 e dello stato di handicap, ex Legge 104/1992, ma va valutato caso per caso.
Vi sono differenze sostanziali tra i due provvedimenti legislativi, infatti, mentre l’invalidità civile (L. 118/71) valuta la riduzione della capacità lavorativa, la Legge 104/1992 (handicap) valuta le difficoltà di inserimento sociale e lavorativo, dando diritto a permessi lavorativi e agevolazioni fiscali.


DIETA CHETOGENICA E DIABETE MELLITO: cosa dicono le linee guida nazionali e internazionali

In questi ultimi anni la dieta chetogenica è diventata molto popolare anche nelle persone affette da diabete mellito.

La dieta chetogenica è un modello alimentare a bassissimo contenuto di carboidrati (20-50g die), ad alto contenuto di grassi (60-75%) e moderata quantità di proteine (10-20%). 

Questa dieta è molto ricca di grassi e spinge il corpo ad usare i chetoni come principale fonte di energia invece degli zuccheri, creando una condizione definita chetosi che espone spesso a sintomi quali nausea e cefalea. La chetonemia, se non viene strettamente monitorata, può essere pericolosa specialmente per le persone affette da diabete che assumono terapia insulinica in quanto può esporle ad un maggior rischio di eventi ipoglicemici. Inoltre, il cospicuo quantitativo di grassi assunto con la dieta può aumentare i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e di trigliceridi con conseguenze a lungo termine quali l’aumento del contenuto di grasso nel fegato ed un maggior rischio di eventi cardiovascolari.

In questo modello nutrizionale sono consentiti solo alimenti come carne, pesce, uova, formaggi stagionati, oli vegetali, burro, avocado, verdure a basso contenuto di carboidrati, mentre sono vietati o consentiti in una quota estremamente piccola (non oltre i 50 gr/die) tutti i carboidrati come pasta, pane, cereali, zucchero, frutta, dolci e bibite zuccherate. L’utilizzo di questo tipo di alimentazione, sebbene possa determinare un significativo calo ponderale ed un miglioramento dei profili glicemici, è molto difficile da mantenere nel lungo periodo in quanto l’assenza di carboidrati induce molte persone ad abbandonarla.

Proprio per questi effetti negativi e soprattutto per la mancanza di evidenze scientifiche robuste ed univoche nella popolazione diabetica, non esistono al momento raccomandazioni da parte delle società scientifiche nazionali ed internazionali sulla sua prescrizione terapeutica nelle persone affette da diabete mellito.

L’approccio nutrizionale raccomandato è quello di una dieta bilanciata sulla linea del modello mediterraneo in cui si consiglia una ridotta assunzione di carni rosse, salumi e alimenti processati, ovvero “meno cibo in scatola o pronto e più cibo che viene direttamente dalla terra” e si favorisce il consumo di carboidrati a basso indice glicemico come cereali integrali e legumi oltre a verdure, frutta intera, frutta secca, semi e olio extra vergine di oliva.

In relazione alla tipologia di diabete inoltre le linee guida suggeriscono quanto segue:

  • nelle persone affette da diabete tipo 1 in terapia insulinica, non è consigliata la dieta chetogenica
  • nelle persone affette da diabete mellito tipo 2 potrebbe rappresentare una possibile opzione terapeutica, soltanto se personalizzata, sotto stretto controllo medico e per un breve periodo. Non rappresenta tuttavia un’opzione terapeutica routinaria e la sua applicazione clinica rimane ancora oggetto di ricerca.

Per concludere possiamo dire che le principali società scientifiche invitano a privilegiare modelli nutrizionali equilibrati e sostenibili nel lungo termine enfatizzando la qualità degli alimenti da scegliere. Riconoscono la dieta chetogenica come una possibile opzione nel diabete tipo 2 per un breve periodo e solo se strettamente monitorata da personale medico-diabetologo e dietista.

Dott.ssa Paola Branzi
Dietista
Dipartimento di Medicina
Sezione Endocrinologia e Malattie del Metabolismo
Università di Verona


PATENTE DI GUIDA, un disegno di legge per semplificare le procedure legate al rinnovo

Semplificare le procedure per il rinnovo della patente di guida delle persone con diabete, garantendo al tempo stesso sicurezza stradale e tutela dei diritti. È questo l’obiettivo del disegno di legge presentato dal senatore Antonio De Poli, che si è fatto interprete delle istanze di migliaia di cittadini affetti da diabete, dopo essere stato investito formalmente della questione dalla FAND – Associazione Italiana Diabetici. Il tema del rinnovo della patente rappresenta da anni una criticità per le persone con diabete, in particolare per coloro che convivono con forme insulino-trattate. Le procedure attualmente in vigore prevedono iter complessi, tempi non uniformi sul territorio nazionale e, in molti casi, accertamenti ripetuti e ridondanti che non sempre tengono conto dell’evoluzione delle terapie e delle tecnologie oggi disponibili. Una situazione che si traduce spesso in disagi, costi aggiuntivi e incertezze per i cittadini, senza un reale beneficio in termini di sicurezza. Il disegno di legge presentato dal senatore De Poli mira a razionalizzare e semplificare tali procedure, superando approcci burocratici ormai superati e valorizzando le competenze cliniche dei professionisti che hanno in carico la persona con diabete. L’obiettivo è rendere il percorso di rinnovo più chiaro, omogeneo e proporzionato alle reali condizioni di salute del conducente, evitando discriminazioni fondate esclusivamente sulla diagnosi e non sullo stato di compenso della patologia. Un’iniziativa che nasce dal confronto diretto con la FAND, da anni impegnata nella tutela dei diritti delle persone con diabete e nel dialogo con le istituzioni. L’associazione ha più volte segnalato come l’attuale sistema non rispecchi l’evoluzione della medicina diabetologica: oggi, grazie a sensori glicemici, microinfusori e terapie sempre più personalizzate, la stragrande maggioranza delle persone con diabete è perfettamente in grado di guidare in sicurezza, con un controllo costante della propria condizione. «Non si chiede alcuna deroga alla sicurezza, ma il riconoscimento di una realtà clinica e sociale profondamente cambiata» dichiara la Presidente della FAND, Manuela Bertaggia. «Le persone con diabete devono essere valutate sulla base della loro effettiva condizione clinica e della capacità di gestione della malattia, non sulla sola diagnosi. Le tecnologie oggi disponibili consentono un monitoraggio continuo e puntuale, riducendo significativamente i rischi alla guida».In questo senso, il senatore De Poli ha assunto un ruolo di portavoce delle istanze delle persone con diabete, traducendo in proposta legislativa un’esigenza concreta e largamente condivisa. Il disegno di legge si inserisce in un più ampio percorso di aggiornamento delle norme che regolano l’idoneità alla guida, già avviato in diversi Paesi europei, dove si tende sempre più a valutare il conducente sulla base di criteri clinici individuali e non di automatismi legati alla patologia. Un approccio che tutela i diritti, riduce il contenzioso e rafforza il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. L’iniziativa sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa di carattere nazionale, con l’obiettivo di informare cittadini, istituzioni e operatori sanitari sui contenuti e sulle finalità del provvedimento. L’auspicio delle associazioni e delle persone con diabete è che il Parlamento possa esaminare e discutere rapidamente la proposta, avviando un confronto costruttivo che porti a una normativa più equa, moderna e coerente con le evidenze scientifiche. Un passo importante verso una piena inclusione, anche attraverso il riconoscimento del diritto alla mobilità, fondamentale per la vita lavorativa, sociale e familiare. 

Stefano Garau,
Vice Presidente Nazionale FAND

PS:
Il senatore Antonio De Poli, su sollecitazione della FAND (Associazione Italiana Diabetici), ha presentato un disegno di legge per semplificare e uniformare le procedure di rinnovo della patente per chi soffre di diabete. Attualmente, l’iter è considerato eccessivamente burocratico, costoso e disomogeneo sul territorio nazionale.

  • Superare accertamenti ripetuti e ridondanti, rendendo il percorso di rinnovo più chiaro e veloce.

  • Spostare il focus dalla sola diagnosi (spesso penalizzante a priori) allo stato di compenso della patologia. Si vuole dare più valore al parere dei medici specialisti che hanno in cura il paziente.

  • Tenere conto dei progressi della medicina diabetologica. L’uso di sensori glicemici e microinfusori permette oggi un monitoraggio costante che riduce drasticamente i rischi alla guida, garantendo sicurezza stradale senza discriminazioni.

  • La proposta non chiede deroghe alla sicurezza stradale, ma una normativa più equa e moderna che tratti i guidatori in base alla loro effettiva condizione di salute e capacità di gestione della malattia, allineando l’Italia a standard già presenti in altri Paesi europei. L’iniziativa, che sarà presentata in una conferenza stampa nazionale, punta a garantire il diritto alla mobilità e una piena inclusione sociale e lavorativa per migliaia di cittadini.


Benessere psicologico: la salute non è solo fisica, ma anche mentale

La relazione tra fattori psicologici e diabete è oggetto di attenzione da oltre un secolo. Già nel 1877 si parlava di “glicosuria emozionale”, un termine con cui si ipotizzava che la presenza di glucosio nelle urine potesse essere scatenata da stati emotivi intensi. Era un’intuizione pionieristica: suggeriva che la mente potesse influenzare non solo l’insorgenza, ma anche il decorso della malattia.

Nel 1935 lo psichiatra statunitense Karl Menninger osservava come fosse opinione diffusa che i fattori mentali potessero incidere in modo significativo sull’andamento del diabete una volta instaurato. Nonostante queste prime riflessioni, si dovette attendere il 1963 perché il termine “salute mentale” comparisse stabilmente nella letteratura scientifica dedicata al diabete.

Negli ultimi trent’anni la consapevolezza della stretta interazione tra salute fisica e salute psicologica nelle persone con diabete è cresciuta in modo significativo. Oggi sappiamo che l’autogestione quotidiana della malattia – monitoraggio della glicemia, terapia insulinica o farmacologica, attenzione all’alimentazione e all’attività fisica – può essere impegnativa e, talvolta, emotivamente gravosa.

Anche con il massimo impegno, non sempre si raggiungono risultati glicemici ottimali. Il diabete, infatti, è una condizione intrinsecamente complessa e in parte imprevedibile: i livelli di glucosio nel sangue sono influenzati da molteplici fattori, tra cui stress, infezioni, variazioni ormonali e attività fisica. Inoltre, episodi di ipoglicemia o iperglicemia richiedono interventi immediati, che possono interrompere il lavoro, la scuola, il sonno o le attività quotidiane, con un impatto significativo sulla qualità della vita.

D’altra parte, i disturbi della salute mentale possono ostacolare i comportamenti di cura di sé, riducendo l’aderenza alle terapie e contribuendo, in alcuni casi, allo sviluppo di alcune forme di diabete e delle sue complicanze. A loro volta, le complicanze croniche come neuropatia, retinopatia o malattia cardiovascolare possono determinare limitazioni funzionali importanti, con ripercussioni sul benessere psicologico. Si tratta quindi di una relazione bidirezionale e complessa, che rende indispensabile integrare il supporto psicologico nella presa in carico delle persone con diabete.

A conferma di questa esigenza, la European Association for the Study of Diabetes (EASD) ha recentemente pubblicato le prime linee guida europee dedicate alla salute mentale nel diabete, sottolineando la necessità di includere l’assistenza psicologica tra le componenti ordinarie della cura.

Un’attenzione particolare è rivolta al cosiddetto diabetes distress, un termine relativamente recente che descrive una forma specifica di disagio emotivo legato alla gestione della malattia. Si manifesta con paure, preoccupazioni e senso di sopraffazione connessi al controllo glicemico, alle possibili complicanze o al giudizio degli altri. Se non riconosciuto e trattato, il diabetes distress può, in alcuni casi, evolvere verso condizioni più gravi, come la depressione.

Anche la letteratura scientifica più recente conferma la diffusione di specifiche condizioni psicopatologiche tra le persone con diabete. Un recente articolo pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology evidenzia, ad esempio, la frequenza della fobia dell’ipoglicemia, la paura intensa e persistente di andare incontro a un calo glicemico e dei disturbi del comportamento alimentare, che possono interferire in modo significativo con la gestione della terapia.

Nonostante queste evidenze, l’attenzione alla dimensione psicologica resta ancora oggi spesso insufficiente nella pratica clinica. Eppure la salute non è soltanto assenza di complicanze o raggiungimento di specifici target glicemici. La salute è anche benessere mentale. Per questo, il supporto psicologico dovrebbe essere considerato un obiettivo terapeutico fondamentale, al pari del controllo della glicemia.

Liliana Indelicato
Psicologa, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata – Verona


Le attività per associati e simpatizzanti nel 2026

Anche per quest’anno abbiamo pensato di proporre attività che possano accontentare tutti i nostri Associati. 

Si tratta di attività di aggregazione e scambio di esperienze e, probabilmente, all’uscita del giornale alcune attività saranno già state svolte come: 

  • 15.03.2026 “Viaggio nella Venezia Nascosta”. Gita rivolta a tutti; 
  • Campo Scuola Transizione 28/29 marzo 2026 in collaborazione con AGD Verona per i giovani dai 18 ai 25 anni. Albergo Malaspina di Castel d’Azzano

A continuare: 

  • Aprile/Maggio due serate per la conta dei carboidrati con chef di fama e faremo insieme la pasta e altro! Rivolte alle persone con D T1 con sensore e microinfusore. Presenti diabetologo, dietista e psicologa del Centro Diabetologico Osp. Borgo Trento; 
  • da Marzo a Maggio 2026 continueranno gli Incontri Amichevoli per discutere di: Figura del Diabetico Guida e nuovo corso Fand anno 2026 – Ricette sfiziose di cucina vegana e vegetariana nell’alimentazione dei diabetici; Aspetti psicologici critici nella gestione della patologia diabetica, e molto altro in programmazione. Gli incontri sono sempre supportati da professionisti sanitari e non sanitari. 
  • 1° Maggio ritornerà l’iconica “14.000 passi a spasso con il diabete” in contemporanea e collaborazione con la “Amarathon della Valpolicella” alla 9^ edizione. 
  • a Giugno si terrà il Campo Scuola Microinfusi in collaborazione con FAND “In cammino sulla via francigena nella Val d’Aosta – dal Passo del Gran S. Bernardo a Point Saint Martin”; 
  • a Settembre il Campo Scuola Microinfusi, quello “storico”, in Trentino con lo Staff Medico e non medico dell’Ospedale di Borgo Trento; 
  • a Novembre la grande manifestazione della Giornata Mondiale del Diabete!

Naturalmente, proseguiremo con le attività ormai consolidate di camminate, corsi di ginnastica e di cucina. 

Cesarina Dieni
Consigliere e tesoriere ADV


Adv nel 2025

CONVEGNO ADV PER I 40 ANNI DALLA FONDAZIONE
Nell’ambito delle celebrazioni per i 40 anni dalla fondazione dell’Associazione, il 12 aprile 2025 si è tenuto, presso il Centro Marani di Verona, il Convegno “IL DIABETE: PASSATO, PRESENTE E FUTURO. Volontari, Enti, Pazienti a confronto”. Il Convegno, condotto e moderato da L. Salgaro, ha visto in apertura un intervento del Presidente ADV C. Farronato e del Socio Fondatore L. Sabelli che hanno riassunto quanto fatto nei primi 40 anni di vita dell’Associazione; interessanti gli speech di AM. Molino (Progetto Città Sane-Oms per Verona), A. Cappellari (La figura del Diabetico Guida), L. Indelicato (Un nuovo linguaggio in diabetologia). Gli interventi del Prof. E. Bonora e del Prof. R.C. Bonadonna hanno consentito di fare il punto su quanto è stato fatto sinora e quali sono gli orizzonti futuri per la cura del diabete. In chiusura del Convegno consegna del gagliardetto ADV ai Diabetici Guida quale riconoscimento per il loro importante impegno. 

GMD 2025: ADV PRESENTE!
Il 9 novembre Piazza Bra ha ospitato la Giornata Mondiale del Diabete, iniziativa riconosciuta dalle Nazioni Unite per sensibilizzare tutti su una delle patologie croniche più diffuse. In Italia oltre 4,5 milioni di persone convivono con il diabete, e circa 1,5 milioni non sanno di averlo.
La giornata, promossa dall’Associazione Diabetici di Verona- ODV, ha offerto informazione, sensibilizzazione e screening gratuiti della glicemia, grazie alla collaborazione con Croce Verde, AOUI e volontari ADV. In occasione della GMD, come avvenuto in tutto il mondo anche Verona e Provincia hanno illuminato i principali monumenti cittadini di blu, colore simbolo di consapevolezza e solidarietà. 

LABORATORIO DI CUCINA
Dal 4/11 al 2/12 si è tenuto il Laboratorio di Cucina organizzato da ADV in collaborazione con lo chef Leonello Valbusa. Nel corso delle 5 lezioni lo chef, oltre a preparare con l’aiuto dei partecipanti piatti gourmet, ha dato precise indicazioni sulla corretta tecnica per la conservazione dei cibi, sul valore nutrizionale dei principali alimenti e altre informazioni di carattere tecnico e pratico. Presente ad una serata, Paola Branzi, dietista in forza alla Diabetologia AOUI, ha fornito suggerimenti e pareri per una dieta sana ed equilibrata, sia per persone con diabete che per i loro familiari. Nell’autunno del 2026 è prevista una nuova edizione del Laboratorio e gli associati riceveranno per tempo le informazioni utili per procedere all’iscrizione (date, sede, orari, costi).

CAMPO SCUOLA CORTINA-DOBBIACO: L’IMPORTANZA DELLA CONDIVISIONE
Il campo scuola Cortina-Dobbiaco in MTB che si è tenuto nel settembre 2025 ha vinto la sfida di unire persone con diabete tipo 1, 2 e caregiver, coinvolgendo non solo Verona ma anche la diabetologia di Trento. Due giorni intensi di sport, formazione e condivisione, dove nessuno si sente solo e ogni difficoltà diventa occasione di crescita.
“Al mio primo campo arrivai con una glicata a 12,8 e pochissima speranza: lì ho incontrato l’Associazione e un team che mi ha cambiato la vita. Da allora non ne perdo uno: siamo una famiglia che combatte la stessa battaglia e nessuno ti fa sentire inferiore”, racconta una partecipante.
Un’altra testimonianza aggiunge: “Ho capito che nessuno si salva da solo. Qui mi sento a casa, capita anche nel silenzio. Fare sport insieme mi ha restituito libertà e fiducia”.
Un’esperienza che trasforma il diabete in consapevolezza e opportunità.
Cristiano Farronato

TESTIMONIANZE DI PARTECIPANTI ALLA DUE GIORNI DOBBIACO-CORTINA

IO NON MANCHERO’!
Mi piace partire dall’inizio …quando al primo campo scuola sul lago di Garda… a cui sono arrivata con una glicata a 12.8 e un morale sotto i piedi perchè il mio diabete – in base a quello che mi dicevano – non sarebbe mai migliorato  e li ho conosciuto delle persone magnifiche e uno staff ospedaliero al top.
E da quel campo scuola dove mi hanno ” salvato” tutto ebbe inizio.
Non ne manco più uno.
Si é creata una famiglia di persone con lo stessa ”guerra” da combattere tutti i giorni …si sono creati legami da nord a sud …amicizie che si ritrovano solo nei campi scuola e una sintonia con lo staff medico che non ci sono parole per descriverlo .
Sono molti importanti e aiutano tanto, soprattutto psicologicamente.
Si affrontano cammini e escursioni da persone ”normali’ dove non ti senti inferiore …dove se ti scende la glicemia e tutti si devono fermare
Nessuno ti fa sentire in colpa o inferiore ..anzi tutti ti capiscono e ti aiutano anche con solo la loro presenza… anche con uno sguardo.
Il campo scuola con i T3 secondo me é il piu sentito perchè le persone che non sono nella nostra ”condizione’ e a volte ci dicono che facciamo apposta a fermarci o a essere nervosi trovandosi davanti anche a altre persone come noi si rendono conto di quello che dobbiamo affrontare ogni giorno.
Trovarsi così in gruppo mi dà una forza che mi porta ad affrontare una vita frenetica come la mia senza fatica.
…E aspettando il prossimo campo scuola organizzato dall’associazione  diabetici di Verona e da FAND, vi saluto
Io non mancherò.
Milly

UNO PER TUTTI …. TUTTI PER UNO!
Ricordo che quando ero più piccola passava in tv una pubblicità che diceva: “dove c’è Barilla, c’è casa” … e io pensavo sempre che: “Dove c’è famiglia c’è casa”.
Ad oggi, potrei aggiungere che: “dove c’è Associazione, c’è casa”.
Perché Associazione, è famiglia: quel luogo dove ci si sente a casa e dove si è… esattamente come si è.
Parliamo sempre di sentirci capiti e di empatia, ma ho capito in questi anni che la parola empatia è sinonimo di ASSOCIAZIONE.
Ci ho messo quasi 14 anni di malattia per capirlo, per capire che nessuno si salva da solo, che la mia volontà non era sufficiente, che tutti hanno bisogno di uno luogo dove “spogliarsi”; ma ad oggi, posso dire di non aver mai fatto una scelta più azzeccata di quando ho avuto il coraggio di iscrivermi e partecipare.
Non posso dire che da quel giorno ho accettato del tutto questa condizione, spesso ci sono momenti di sconforto, ma posso dire che sto imparando a starci insieme e se questo è possibile ogni giorno è grazie alla condivisione.
È importante avere qualcuno che cammini con me, che mi comprenda anche nel silenzio, in tutte le sfumature di questo viaggio, intenso, grande e faticoso. Un viaggio che non ho scelto, ma che mi è capitato.
Ma questo viaggio, mi ha dato l’opportunità di incontrare persone meravigliose, di sentirmi a casa, attraverso esperienze, approfondimenti, chiacchierate, campi scuola.
Ho sempre amato molto camminare, scoprire il mondo a piedi, associando questa attività al sentimento di libertà; ma per alcuni anni misi da parte questa passione perché iniziai ad avere paura, avevo paura di non farcela, di non avere le stesse forze degli altri …
Oggi sono giunta alla mia 4° esperienza di Campo Scuola in Cammino e sono grata di aver trovato un Team e un’associazione che mi hanno fatto riscoprire la gioia di questa passione.
Cosi, un: “Vieni a fare sport con noi che impariamo”, è anche un: “cammina che ce la ridiamo”.
Ed è di nuovo libertà.
Ogni minuto, ogni giorno, ogni cammino, ogni parola, sono in realtà passi di: formazione, informazione e consapevolezza di noi stessi, del nostro corpo e di ciò che ci circonda, grazie al nostro medico e al suo insegnamento e al Team di psicologi, infermieri, dietista che sono preparati e sempre disponibili; di supporto e dolcezza, da parte di tutte le persone che ci sostengono e accompagnano e comprensione anche solo silenziosa e amore di tutte le persone come me.
Perché si, non è questione di essere diversi, è questione di essere di-versi, perché siamo poesia.
E a me ogni volta sembra di volare più che camminare. E sono pienamente me stessa.
Grazie a loro ho capito che il diabete non è solo una malattia ma è anche UN’OPPORTUNITÀ, di conoscere e camminare con compagni di viaggio che alleggeriscono lo zaino ad ogni passo insieme.
Perciò grazie a tutti voi per aver reso il mio mondo di colore blu, un mondo pieno di colori che riempiono la mia vita dandole gioia, consapevolezza, conforto, spensieratezza nel presente e fiducia nel futuro.
Ad oggi dico: come ho potuto privarmi di ciò per tanto tempo?
GRAZIE!
Samantha